«Ma non me ne vergogno, perché so in chi ho creduto, e sono convinto che egli ha il potere di custodire il mio deposito fino a quel giorno.»
2 Timoteo 1:12
Paolo era in catene quando scrisse queste parole. Era vicino alla fine della sua vita, molti dei suoi compagni lo avevano abbandonato e, agli occhi del mondo, il suo ministero sembrava un fallimento. Eppure ciò che scrisse a Timoteo non suona sconfitto né impaurito. Suona sicuro: so in chi ho creduto.
Da dove viene una fiducia così? E potremmo averla anche noi?
Una grazia che non abbiamo meritato
Paolo inizia ricordando a Timoteo da dove viene tutto questo: Dio «ci ha salvati e ci ha rivolto una santa chiamata, non a motivo delle nostre opere, ma secondo il suo proposito e la grazia».
Non abbiamo fatto nulla per meritare la nostra salvezza. Non ci siamo guadagnati il favore di Dio, e non possiamo ripagare il debito. Dio ci ha salvati perché ha scelto di farlo e perché la sua grazia è su di noi. Paolo dice che questa grazia «ci è stata fatta in Cristo Gesù fin dall’eternità». Prima che avessimo fatto qualcosa di buono o di cattivo, Dio aveva già deciso di salvarci.
Questa grazia si trova solo in Gesù. Non è una generica bontà sparsa vagamente nell’universo. Ha un nome e un volto. E ora «è stata manifestata con l’apparizione del Salvatore nostro Cristo Gesù, il quale ha distrutto la morte e ha messo in luce la vita e l’immortalità mediante il vangelo».
Questa è la buona notizia, il Vangelo. Gesù è morto come sacrificio per i nostri peccati, ed è risorto sconfiggendo la morte. Per questo ci offre la vita eterna in lui. La morte, l’unico nemico a cui nessuno di noi può sfuggire, è stata vinta.
Vale la pena soffrire
Questo è il messaggio che Paolo era stato chiamato ad annunciare come «predicatore, apostolo e dottore». Ed è anche il motivo per cui soffriva. Non finge che non sia così: «è anche per questo motivo che soffro queste cose».
Paolo aveva calcolato il costo e aveva deciso che il Vangelo ne valeva la pena. La prigione, le percosse e il rifiuto erano perdite reali, ma erano poca cosa in confronto alla vita eterna che aveva ricevuto e che offriva agli altri.
Ciò che lo teneva saldo non era la grinta né l’ostinazione. Era la sua relazione reale con Cristo: «so in chi ho creduto». Paolo non conosceva Gesù solo per sentito dire. Lo conosceva davvero, si fidava di lui, e per questo era convinto che Cristo teneva in mano la sua vita e avrebbe continuato a tenerla «fino a quel giorno».
Tu cosa rischieresti?
Qui il brano smette di riguardare soltanto Paolo.
Se conosciamo Cristo, possiamo affidargli tutto. Questo include la nostra salvezza, ma anche le nostre finanze, la nostra salute, i nostri figli, il nostro futuro e la nostra reputazione. Lo stesso Gesù che ha sconfitto la morte può prendersi cura di qualsiasi cosa gli affidiamo.
Questo ci rende liberi di correre rischi per il Vangelo. Gran parte della nostra prudenza si riduce all’autoprotezione. Non parliamo di Gesù al vicino di casa perché potrebbe essere imbarazzante. Non diamo con generosità perché quei soldi potrebbero servirci più avanti. Non andiamo dove Dio ci chiama perché ci sembra pericoloso, incerto o troppo costoso per le nostre famiglie. Ma se Cristo tiene davvero la nostra vita nelle sue mani, allora il peggio che possa capitarci è già stato risolto. La nostra vita è «custodita» da Qualcuno che non può fallire.
Vale quindi la pena fermarsi e chiedersi con onestà:
- Dove mi sto trattenendo dall’ubbidire perché cerco di proteggere qualcosa che Dio ha già promesso di proteggere?
- Chi, nella mia vita, non ha ancora sentito la buona notizia perché ho avuto paura di quello che mi sarebbe potuto costare?
- Quale decisione sto affrontando in questo momento, per me o per la mia famiglia, guardando ai rischi invece di guardare a Cristo?
Quando allineiamo la nostra vita alla volontà di Dio e ci doniamo al Vangelo, diventiamo anche noi araldi del Vangelo. La chiamata di Paolo era unica, ma il suo messaggio no. Ogni seguace di Gesù può indicare agli altri la vita eterna che lui offre. Forse non scriveremo mai lettere dalla cella di una prigione, ma possiamo essere fedeli nelle nostre strade, nei nostri luoghi di lavoro e nelle nostre case, fiduciosi che Colui nel quale abbiamo creduto custodirà ciò che gli affidiamo.
Una preghiera
Signore, aiutami a tenere gli occhi fissi su di te. Aiutami a pensare a te, e solo a te, quando prendo decisioni per me e per la mia famiglia. Aiutami a vivere, a muovermi e a lavorare sulla base delle promesse che ci hai fatto. Il mio desiderio è che tu sia glorificato ed esaltato. Mi hai dato la vita eterna: ora fa’ che tu sia conosciuto ovunque per ciò che hai fatto per me e per ciascuno di noi! Amen.